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La favola di Eros e Psiche – Apuleio

La favola di Eros e Psiche – Apuleio

La favola di Eros e Psiche - Apuleio

Anche in questo mese di Dicembre 2019 abbiamo deciso di dedicare la lettura mensile ad un testo classico. Ricordiamo, infatti, che nel mese di Settembre 2019 abbiamo parlato di Epicuro, più precisamente della sua Lettera sulla felicità a Meneceo. Oggi ci dirigiamo invece nell’antica Roma. Abbiamo letto, infatti, La favola di Eros e Psiche di Apuleio, (nota anche con il nome di La favola di Amore e Psiche) contenuta nella sua opera più famosa: Le metamorfosi o l’Asino d’oro.

Chi è Apuleio?

Apuleio fu uno scrittore, filosofo e retore romano di origini nordafricane. Quello che si sa di lui proviene dalle sue stesse opere. Una curiosità che noi di Cuori d’inchiostro vogliamo sottoporre alla vostra attenzione è che, proprio lui, diventato famoso per questa celebre favola, ebbe un matrimonio privo d’amore. Sembra, infatti, che sposò la madre di un suo amico unicamente per salvaguardare il patrimonio di quest’ultimo. Per questo, però, fu accusato dai parenti di averla sedotta con la magia. Fortunatamente, Apuleio era anche un avvocato: si difese da solo attraverso un’orazione in cui differenziò filosofia e magia, che oggi possiamo leggere nella sua opera, “Apologia”.

Che relazione c’è tra l’umana Psiche ed il dio Eros?

Fin dalle prime pagine il lettore fa la conoscenza di Psiche, fanciulla di divina bellezza. Divina a tal punto da essere costantemente paragonata alla dea Venere, e ad avere non pochi problemi a trovare un uomo disposto a sposarla. Ne sono, infatti, tutti intimoriti, e Psiche vede le sue due sorelle sposarsi e condurre una vita matrimoniale ordinariamente felice. I genitori, disperati, si rivolgono all’oracolo del dio Apollo, che avrà una prognosi infausta. Infatti, egli intima ai genitori di lasciare la figlia su un dirupo per celebrare delle nozze funebri, destinata a sposare un mostro, di cui anche gli dei stessi hanno timore.

Oltre a dover affrontare questa spada di Damocle di natura divina, Psiche attrae involontariamente le gelosie di Venere, divenuta ben presto infastidita da tutte le attenzioni verso questa mortale, considerata indegna. Così, chiede aiuto a suo figlio, Amore (o Eros), al quale chiede di farla innamorare dell’uomo più brutto e avaro della Terra. Venere auspica che ciò copra la fanciulla di vergogna.

Nel frattempo Psiche viene abbandonata al suo destino: quello di sposare un essere immondo e di perdere ogni legame con i suoi cari.

La favola di Eros e Psiche di Apuleio: l’inizio del loro idillio

Con l’aiuto di Zefiro, il vento, Psiche viene trasportata inaspettatamente in un palazzo pieno di ricchezze e abbondanza… ma, oltre a lei stessa, non riesce ad incontrare nessuno fino a sera, quando il proprietario del palazzo la implora di rispettare la sua volontà: egli le chiede di non vederlo in viso. I due, travolti da una passione che nessun mortale ha mai conosciuto prima, si vedono coinvolti in un legame fisico e affettivo sempre più profondo, nonostante Psiche ignori l’aspetto fisico del marito

Col passare del tempo, Psiche inizia a sentire la mancanza delle sue sorelle, che nel frattempo hanno iniziato a cercarla. Implora così suo marito di concederle il permesso di invitarle a palazzo. Permesso che viene concesso nonostante i dubbi e le ritrosie che il marito condivide con la sua amata.

Psiche, le sue sorelle e la sua curiosità

Le visite delle sorelle instillano dubbi in Psiche riguardo chi sia l’uomo che lei ama alla follia, pur non avendolo mai visto in volto. Le sorelle di Psiche sembrano quasi aver ispirato le sorellastre di Cenerentola, in quanto guidate dall’invidia verso la felicità e la ricchezza della loro sorella, e non da un sentimento benevolo verso quest’ultima. Così, seguendo il loro suggerimento, Psiche decide di utilizzare una lanterna in piena notte per scoprire chi sia l’uomo che giace con sé. Ignora, quindi, quanto dettole precedentemente dal marito. Psiche, infatti porta nel grembo un bambino, il frutto del loro amore. Se non darà sfogo alla curiosità e alle dicerie delle sorelle, questo nascerà come un dio. Se, invece, Psiche darà ascolto alle sorelle non solo il bambino nascerà come un mortale, ma ella perderà per sempre il marito. Malauguratamente, una goccia dell’olio della lanterna cade sull’uomo che dorme con Psiche, che scopre trattarsi del dio Eros.

Le conseguenze della curiosità di Psiche

Eros ripudia la sua amata e si rifugia dalla madre Venere. Nonostante Psiche si aggrappi al piede del suo amato, viene fatta atterrare sulla cima di un cipresso. Nel mondo intanto non ci sarà più amore, né piacere.

Così, Psiche, vaga errando fino ad un tempio dedicato a Venere stessa, consegnandosi con la speranza di placare l’ira della divinità. La dea le assegna delle missioni, una più impegnativa dell’altra e via via più impossibile da portare a termine.

L’ultima prova per il perdono di Venere e l’intervento di Giove

L’ultima e più difficile prova consiste nel discendere negli Inferi e chiedere alla dea Proserpina (o Persefone) un po’ della sua bellezza. Psiche medita addirittura il suicidio a causa dell’impossibilità della prova, prima di ricevere indicazioni su come assolvere la sua missione. Durante il ritorno, mossa nuovamente dalla curiosità, apre l’ampolla contenente il dono di Proserpina, che in realtà altro non è che il sonno più profondo. Questa volta verrà in suo aiuto Eros, che la risveglia dopo aver rimesso a posto la nuvola soporifera uscita dall’ampolla e va a domandare aiuto a suo padre. Giove, mosso da compassione, fa in modo che gli amanti si riuniscano: Psiche diviene la dea protettrice delle fanciulle e dell’anima, sposando Eros. Il racconto termina con un grande banchetto al quale partecipano tutti gli dei. Ed il bimbo che Psiche ha in grembo? In realtà si tratta di una bambina, concepita durante una delle tante notti d’amore dei due amanti prima della fuga dal castello. Questa viene chiamata Voluttà.

La favola di Eros e Psiche di Apuleio all’interno de Le metamorfosi

La favola di Eros e Psiche di Apuleio è la più nota delle fiabe contenute nell’opera Le metamorfosi, e ne occupa la posizione centrale. Questa sua posizione è un indizio dello stretto legame che lega questo racconto con l’opera principale. Ne è infatti una “versione in miniatura” dell’intero romanzo: proprio come il protagonista de Le Metamorfosi, anche Psiche è una persona simplex et curiosa; entrambi compiono un’infrazione, alla quale seguirà una dura punizione. Solo in seguito a molte peripezie potranno raggiungere la salvezza.

Anima e Corpo: due mondi distinti?

Uno tra gli aspetti che emergono da La favola di Eros e Psiche è il rapporto tra amore spirituale e amore carnale, e della loro eventuale fusione in un amore completo. Sebbene la richiesta che Amore (o Eros) fa a Psiche, ovvero di non vederlo, possa sembrare quella di un amore spirituale, in realtà potrebbe nascondere una richiesta di amore ben più completo di uno solo spirituale o solo carnale. Quest’ultimo risulta essere presente proprio grazie/a causa della privazione sensoriale di uno dei due partner. Stiamo pensando, ad esempio, a pratiche bondage in voga anche oggi. Tale tipologia di amore carnale può essere messa in atto, probabilmente, solo se alla base ci sono fiducia e conoscenza profonde del partner, fino ad un totale abbandono verso quest’ultimo. E cosa è questo, se non un aspetto cardine dell’amore spirituale?

C’è una crescita in Psiche, ne La Favola di Eros e Psiche di Apuleio?

Nonostante Psiche debba attraversare un cammino di purificazione che la porta addirittura agli Inferi, ella sembra non aver appreso la lezione. Cosa fa, infatti, appena uscita da questi ultimi? Apre l’urna contenente il dono per Venere, pur sapendo il divieto assoluto che quest’ultima le aveva rivolto a tal proposito. Questa vicenda ricorda un po’, per alcuni versi, la figura di Pandora. In effetti, quando Pandora apre il vaso donatole da Zeus, fa uscire tutti i mali del mondo, ma conserva la Speranza. Così, forse, appare la curiosità in questa favola: sia portatrice di male, sia portatrice di bene. È proprio la curiosità che fa perdere a Psiche l’uomo che ama, ma è anche ciò che glielo fa ritrovare. Se lei non avesse aperto l’urna, Eros non avrebbe chiesto l’intervento di Giove, dimostrando di amarla.

Discesa agli inferi quale simbolo di depressione

La discesa agli Inferi di Psiche coincide con il suo momento di massima disperazione. È prima di discendere, infatti, che lei arriva a considerare il suicidio come opzione realizzabile. Possiamo individuare questo momento come un momento di disperazione della protagonista, dalla quale ne esce solo dopo “aver toccato il fondo”, e risalendone lentamente. Questa discesa e conseguente risalita non la hanno, però, snaturata: ella ritrova, infatti, la sua caratteristica che era stata la causa di tutte le sue peregrinazioni e disperazioni: la curiosità. Forte di questa sua rinascita, Psiche ora sembra non temerne le conseguenze: ne è già uscita vittoriosa una volta.

Perchè La favola di Eros e Psiche di Apuleio?

Abbiamo deciso di proporre La favola di Eros e Psiche di Apuleio perché, sebbene sia una lettura che richieda poco tempo, non per questo è poco significativa. Le favole e i miti, infatti, rappresentano qualcosa senza tempo. Gli antichi romani e greci lo avevano già capito: non si può far a meno delle favole. Queste valgono in ogni istante della propria vita. Da bambini si leggono (o meglio, si chiede di farsela raccontare) e si carpiscono i significati in modo simbolico, a volte aiutano ad affrontare delle situazioni di vita. Chi non aveva la proprio fiaba preferita, di cui conosceva tutte le esclamazioni? Da adolescenti le si guarda con un po’ di distanza, ma l’attrazione c’è sempre. Da adulti, invece, si impara ad elaborarle, analizzandone la simbologia.

Fiaba, favola o mito?

La fiaba

La fiaba è una narrazione generalmente medio-breve (proprio come la Favola di Eros e Psiche), di origine popolare e di solito in prosa. Le fiabe sono generalmente prive di una morale esplicita, in quanto la loro finalità principale è l’intrattenimento. I suoi protagonisti sono infatti generalmente personaggi fantastici.

Cosa identifica un racconto come una fiaba? La presenza dell’elemento magico, in primis! Un altro elemento indicatore è l’indeterminatezza di tempi e luoghi, quasi mai definiti. Nella fiaba, inoltre, il bene e il male, i buoni e i cattivi, i furbi e gli stupidi, sono sempre distinti. La morale delle fiabe è inoltre non dichiarata esplicitamente, ma sottintesa, mentre il lieto fine è quasi sempre presente.

La favola

La favola, sebbene possa sembrare un sinonimo, è una narrazione diversa dalla fiaba. Essa è ben più breve della fiaba, e a differenza di quest’ultima, la favola non contiene elementi magici. La morale è inotre scritta in modo esplicito al termine del racconto fatto. I personaggi che si possono trovare sono perlopiù animali, oggetti inanimati e persone, e solitamente vengono narrati eventi che attengono al quotidiano. 

Avrete sicuramente in mente quelle le favole di Esopo, tra le più famose. Un esempio è il seguente:

Una volpe affamata, come vide dei grappoli d’uva che pendevano da una vite, desiderò afferrarli ma non ne fu in grado. Allontanandosi però disse fra sé: «Sono acerbi.» Così anche alcuni tra gli uomini, che per incapacità non riescono a superare le difficoltà, accusano le circostanze.

La volpe e l’uva (Esopo)

Come si nota, l’ultima frase è, appunto, la morale della favola.

Il mito

Il mito è una forma narrativa che tratta tematiche legate alla nascita del mondo o a come esso funziona e come le creature che vi vivono si sono adattate. Esso porta con sé aspetti legati al sacro. Con tale espressione si intende che esso viene considerato come una verità degna di fede, e che gli viene assegnato un significato religioso o spirituale. Tutto ciò non implica nulla sulla veridicità della narrazione, tanto è vero che nei miti ci sono sempre figure che sono dei, semidei o eroi, che danno quindi un’idea del sacro ma non del veritiero. Si fa, in esso, spesso riferimento a mondi e luoghi non attinenti a quelli reali, ma che sono soprannaturali

Un altro aspetto che riguarda il sacro è l’aspetto rituale, presente nei miti e dimensione fondamentale del sacro e del religioso.

La Favola di Eros e Psiche di Apuleio: mito, favola o fiaba?

Ora che conosciamo la differenza tra un mito, una favola ed una fiaba, siamo sicuri che quella di Eros e Psiche sia una Favola? 

Chiamata e conosciuta come tale, in realtà possiamo ascriverla nella categoria del mito. Essa infatti presenta un luogo indefinito e contiene personaggi che sono sia dei o divinità, sia mortali. Inoltre, racconta come nasce il piacere, cerca di definire la curiosità con pregi e difetti e parla d’amore, eros e anima.

Nel tempo, forse, siamo diventati poco attenti al significato dei nomi che utilizziamo e spesso usiamo delle parole come sinonimi, che sinonimi non sono.

Se questo articolo ti ha incuriosito, puoi trovare la favola di Eros e Psiche di Apuleio qui. Se invece vuoi la versione con il testo latino a fronte, visita questa pagina.

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