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L’ho fatto per divertimento – Antonio Fanelli

L’ho fatto per divertimento – Antonio Fanelli

L'ho fatto per divertimento - Antonio Fanelli

Nel pieno del semi isolamento forzato a causa dell’epidemia di Covid-19, cosa c’è di meglio da fare se non dedicarsi alla lettura e, perché no, alla scoperta di autori meno noti? È con questo spirito che noi di Cuori d’inchiostro abbiamo letto L’ho fatto per divertimento di Antonio Fanelli. Romanzo di difficile catalogazione, dato che si intrecciano intrighi, indagini, crimini informatici e affetti. Ma andiamo con ordine.

Chi sono i protagonisti?

Sì, perché ve ne sono più di uno. Abbiamo da un lato Giulia e Vale, amiche e compagne di scuola. Dall’altro Kylie e Lulz, due hacker informatici, nonché studenti universitari. Le due coppie di amici sembrano essere distanti chilometri l’una dall’altra: interessi, approccio alla vita, abitudini totalmente differenti. Sono in realtà legate in qualche modo?

Come tutto ebbe inizio: un lavoro

Conosciamo Vale, Giulia, Kylie e Lulz quando quest’ultimo riceve una richiesta di lavoro da Kylie: scoprire le password di accesso alle email di Giulia. Lavoro ben pagato (150 bitcoin, ne parleremo tra poco). Lulz si ingegna subito e riesce ad escogitare un modo per carpire la fiducia di Giulia e non solo carpire le sue password, ma avere totale accesso alla sua vita.

Nel frattempo, Lulz cerca di capire chi sia il mandante del suo lavoro. Ricerca che si protrae lungo tutto il romanzo, e che si concluderà con un colpo di scena che noi di Cuori d’inchiostro ovviamente non vi riveliamo. Per scoprirlo, dovrete leggere L’ho fatto per divertimento di Antonio Fanelli!

Tradimenti e sentimenti

Grazie al suo lavoro, Lulz, dicevamo, riesce ad avere accesso totale alla vita di Giulia. Come? Spiando il suo telefono, avviando microfono e videocamera a suo piacimento, ad esempio, e riuscendo a vedere ed ascoltare ciò che avviene dall’altra parte. È così che scopre alcuni tradimenti alle spalle di Giulia stessa (quali? Beh, come sopra… non vi riveliamo nulla per non fare spoiler!)… e a provare sentimenti per lei.

L’ho fatto per divertimento di Antonio Fanelli: dal romanzo a realtà

Abbiamo dato solo dei cenni della trama, in quanto quest’ultima è ricca di colpi di scena e, tutto sommato, ben strutturata. Vedremo poi qualche neo della narrazione. Qui vorremmo concentrarci sul fatto che ciò descritto dall’autore può essere tranquillamente realtà.

La vittima: che colpe ha Giulia?

Esiste un modo per avere accesso incondizionato ad un dispositivo di una persona totalmente ignara della cosa? Sì. Ciò avviene esattamente come descritto nel romanzo? No, o meglio probabilmente no. Ma esso contiene degli approcci reali: il bersaglio (Giulia) è ben individuato e “studiato”, prima di lanciare l’attacco informatico. Quest’ultimo viene creato appositamente per Giulia (la vittima). Perché? Beh, ovviamente per aumentare le probabilità che quest’ultima “abbocchi”. E Giulia abbocca.

Come proteggersi?

Ci si può proteggere? Sì. Come? Prestando molta attenzione. Il buon vecchio suggerimento materno “non dare confidenza agli sconosciuti” è ad esempio non solo attuale, ma di fondamentale utilità. Sebbene questa non sia la panacea di tutti i mali, fornisce comunque una prima scrematura. Ci si può difendere da attacchi così ben personalizzati? Sì e no: sì, ci si può difendere, ma non da soli. Occorre rivolgersi ad esperti.

Dobbiamo aver paura?

Dobbiamo aver paura di essere vittime di attacchi così individuali? Dipende: come vedremo tra poco, il lavoro commissionato a Lulz è altamente costoso. Chi ha fondi tali da assumere un team di criminali informatici per recare danno esclusivamente a voi stessi? Ovviamente, più siete persone di rilievo (in una azienda, società e quant’altro), più è bene prestare attenzione.

L’ho fatto per divertimento di Antonio Fanelli: quasi una sceneggiatura

L’ho fatto per divertimento di Antonio Fanelli, come appare evidente già dal titolo del paragrafo, è scritto come a simulare una sceneggiatura. Abbiamo dunque desrizioni delle scene in cui avvengono le azioni, e molti dialoghi. Noi abbiamo fatto un po’ di difficolta con la lettura a causa di una impaginazione da rivedere (abbiamo preso qui il libro, e leggiamo su dispositivi elettronici): niente che non si possa sistemare con una revisione.

Tutte rose e fiori?

Sebbene gli elementi per fare una trama degna di ogni rispetto ci sono tutti (noi sopra ne abbiamo citati solo alcuni!), essi sono mescolati in modo un po’ affrettato. Non è chiaro, ad esempio, perché viene riportata, lungo tutto il romanzo, l’interrogazione di Giulia in sede d’esame di Stato per conseguire il diploma. Inoltre, anche i motivi per cui una sua docente “ce l’ha con lei” sono futili: davvero un’insegnante si lascia cadere così in basso? Per quanto riguarda l’insegnante di educazione fisica, invece… beh… dire che si comporta da sprovveduto è poco. E stentiamo a credere che esistano insegnanti/persone così poco attente.

Dicevamo, prima, dell’importo del compenso del lavoro di Lulz, fissato in 150 bitcoin. Oggi, tale cifra corrisponde a 757.700 euro: una cifra folle per rubare una password! Del resto si tratta, secondo le parole di Lulz stesso, di un lavoro di qualche ora. È vero che il valore del bitcoin oscilla ed è molto variabile, ma si tratta sempre di una cifra elevatissima per un lavoro così rapido.

Se siete interessati a scoprire il mondo di Lulz e Giulia, potrete trovare L’ho fatto per divertimento di Antonio Fanelli qui.

Buone letture!

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3 risposte

  1. Antonio Fanelli ha detto:

    Grazie per la recensione, Cuori d’inchiostro. Solo una precisazione: la commissione proposta a Lulz per scoprire la password di Giulia è di 150 euro pagati in bitcoin, non di 150 bitcoin, cifra impensabile per un lavoretto così semplice 😉
    Condivido su Facebook!!

    • elanor ha detto:

      Ciao Antonio!
      Che piacere sapere che il nostro articolo è arrivato anche a te.
      Ricordiamo bene il tuo romanzo, ed in realtà non ci è/era chiaro che si tratta di 150 euro in bitcoin: il testo riporta infatti “[…] mi ha anticipato 150 in bitcoin”. In fondo, in passato due pizze sono state pagate ben 10’000 bitcoin! Inoltre, a causa della rapidità con cui il bitcoin cambia di valore rispetto all’euro, probabilmente i cracker utilizzano il bitcoin come unità di misura, senza passare per conversioni in altre valute. Nel deep web, del resto, i servizi illegali son venduti in bitcoin o altre criptovalute.

      Grazie per la condivisione!

      • Antonio Fanelli ha detto:

        Hai ragione Elanor, probabilmente davo per scontato che si trattasse di 150 euro. Nel romanzo da cui è stata tratta la sceneggiatura, “Il mondo di Lulz”, l’ho specificato, qui invece è rimasto nella mia testa 🙂
        Comunque mi fa piacere che la sceneggiatura, nonostante la difficoltà di lettura a causa di una stesura formato cinema, sia stata in qualche modo apprezzata da diversi lettori. Rimane almeno la consolazione che la storia non sia poi così male, dopo che i produttori me l’hanno bocciata senza alcuna esitazione.
        Grazie ancora,
        Antonio

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