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Incontro con Clara Campi

Incontro con Clara Campi

Incontro con Clara Campi

Dopo Gilberto Cavallina e Sara J. Del Consile, è la volta dell’incontro con Clara Campi. È lei infatti l’autrice protagonista del terzo incontro con l’autore di Cuori d’inchiostro, a cui abbiamo dedicato il Libro del mese di Marzo. Perché abbiamo scelto proprio lei? Perché la sua opera prima, edita da Edizioni Underground?, ci ha decisamente colpito. Perché Clara non è (solamente) un’autrice, quanto piuttosto una stand up comedian che utilizza il palco (e il libro) per veicolare dei messaggi, spesso controtendenza. Dopo aver letto la sua opera prima, Non sono femminista, ma…, non abbiamo potuto far altro che organizzare una chiacchierata.

L’America e la stand up comedy

In questo incontro, Clara Campi si racconta in modo molto spontaneo: si percepisce da subito il suo essere spumeggiante e noi siamo molto curiose di ascoltarla. 

Descrive, come prima cosa, il suo viaggio in America. Infatti, ha studiato presso l’American Musical and Dramatic Academy a New York City, dove ha vissuto per qualche anno, costretta a rientrare perchè molto difficile ottenere il visto per gli artisti per rimanere. Qui ha scoperto il mondo della stand up comedy e si pente di non aver approfondito di più la stand up comedy mentre era a New York.

In Italia, all’epoca, la stand up comedy era una realtà sconosciuta. Clara, con orgoglio, ci dice che ha dato il suo contributo per portare la stand up comedy in Italia. I primi gruppi nascono a Roma: menziona il gruppo Satiriasi, ora sciolto, di cui faceva parte anche Giorgio Montanini. Lei, invece, faceva parte del gruppo milanese MelaMarcia, fondato successivamente.

Le chiediamo a questo punto se può definire la stand up comedy in Italia: 

Il termine stand up comedy indica chiunque salga sul palco e faccia dei monologhi. Insomma: uno stand up comedian è un monologhista comico o satirico. Noi abbiamo deciso e cercato di dare un’accezione diversa all’espressione stand up comedy. In Italia, la stand up comedy è sì quel tipo di comicità fatta da un monologhista, che però non si autocensura. La stand up comedy italiana è dunque ben diversa dal cabaret da TV. Nel nostro paese non c’è la cultura della stand up comedy: trasmissioni quali Zelig e Colorado ad esempio non cercano qualità, ma quantità. Negli Stati Uniti esistono comedy clubs, ovvero locali in cui si fa solo stand up comedy: tutte le sere, tutti i giorni. In Italia l’unico comedy club è lo Zelig milanese, che però non fa stand up comedy (a meno di aperture del momento).

Negli ultimi due anni questo mondo si è ampliato moltissimo e diffuso in tutta Italia, nonostante non esista una vera e propria cultura di questo fenomeno. Clara ipotizza due ragioni: non c’è interesse nello sperimentare cose nuove e non esistono i comedy club interessati alla stand up comedy.

Inoltre, Clara aggiunge che in Italia la presenza delle donne in questo tipo di corrente è sentita come una presenza piuttosto fastidiosa, quasi più da autori e colleghi, che non dal pubblico. Fortunatamente, le cose stanno cambiando anche in questo senso.

Le donne, il femminismo e gli uomini

“Se vuoi fare un lavoro “da maschio”, come fai ad allontanarti dal femminismo?” si chiede Clara. A quel punto la domanda sorge spontanea: quali sono i lavori “da maschio”? 

Sono quelli con un minimo di prestigio, da sempre svolti da uomini. Lavori fisici a parte (chiaramente “maschili” solo per prestanza), ovviamente. Tutto ciò passa anche attraverso una questione linguistica: per i lavori meno prestigiosi esiste anche la “versione” femminile (cameriera, segretaria, massaia, sarta…), mentre per i lavori più prestigiosi è il maschile ad essere quello generalmente più utilizzato (avvocato, magistrato, professore…): il femminile viene spesso boicottato dalle donne stesse! Pensate alle politiche: vengono criticate maggiormente degli uomini, anche se potrebbero fare meno danni… o comunque tanti quanti ne fa un politico!

Aggiunge, rispetto all’entertainment:

L’entertainment in Italia è maschilista: io, in quanto donna, devo trovare un modo per entrarci. Quando mi capitano collaborazioni con persone che fanno cose chiaramente maschiliste l’unica cosa che posso fare è provarci e buttarmi. Vedo troppa divisione tra uomini e donne, tra femministe stesse… dobbiamo smetterla di etichettare l’altro come cretino!

Secondo Clara, la condizione della donna è in una fase di movimento in avanti. Bisogna comunque continuare a migliorare senza adagiarsi.

Ci racconta dell’importanza di accettare i propri lati negativi per potersi migliorare e nota come molte donne (includendo se stessa) sono in rivalità istintiva con le altre donne. Sarebbe invece più costruttivo accettare le cose come stanno, senza giudicarci, ma nemmeno nasconderci dietro a un dito. Finché si negano i propri difetti non li si risolveranno mai. A questo problema Clara ha trovato una soluzione parziale: collaborare con altre donne, così da stimolare il miglioramento e superare situazioni non funzionali.

Non è un caso, quindi, che nel libro Non sono femminista, ma… ci sia un esempio di questa collaborazione. Sono presenti, infatti, molte vignette, che noi di Cuori d’inchiostro abbiamo molto apprezzato, fatte da Federica Mandel. Vi consigliamo la sua pagina instagram dove condivide le sue opere. Clara ci spiega che si sono conosciute in un gruppo tutto al femminile di imprenditrici online e da questo incontro è nato a tutti gli effetti un esempio di imprenditoria femminile in piccolo

Non sono femminista, ma… 

Approfittiamo di questo incontro con Clara Campi per chiederle da cosa trae origine il titolo del suo libro:

Il titolo scelto, in realtà abbastanza provocatorio, altro non è che il titolo del mio spettacolo. Ho scelto questo titolo avendo in mente chiunque utilizzi la frase “non sono razzista, ma…”: la usa chiunque non voglia essere etichettato come tale, mentre in realtà sta proprio per dire qualcosa di razzista e dunque sta provando di esserlo. È con questo spirito che ho scelto il titolo del mio spettacolo:  chi inizia un discorso con una frase del tipo “non sono femminista, ma…”, in realtà sta proprio manifestando il suo essere femminista!

Volevo un libro che non fosse un’ideologia, ma mie opinioni con le mie contraddizioni. Gli esseri umani in fondo sono contraddittori per natura. Non troverete la mia visione, la mia corrente di femminismo, ma il mio modo in cui vedo il mondo.

Clara si vede femminista e riesce a trattare temi e argomenti molto pesanti e di spessore con grande leggerezza e irriverenza, non per questo facendo perdere profondità all’argomento stesso. 

Il libro parla di come molte persone cercano di non etichettarsi come femministe, donne in primis. Sono in tante coloro che cercano di allontanarsi da questa etichetta. Già il fatto che mi definisco femminista però allontana le persone. Più che l’etichetta, forse, è la presa di posizione che spaventa.

A noi ha molto colpito il suo pensiero, che nel libro trapela da espressioni come: “non voglio essere madre: facciamo un adulto!”. Consigliamo ai lettori la storia dal titolo “Puffetta”, una presa di coscienza da cui tutti dovrebbero passare e che ci mostra come, alcune insidie del pensiero siano presenti fin da piccoli.

L’incontro di Clara Campi con la scrittura

Scrivere un libro non era nei piani di vita. Un mio collega, amico e maestro, Dado Tedeschi, è stato il mio unico insegnante a livello comico. Lui auto pubblicava i suoi libri per venderli al termine dei suoi spettacoli. Essendo bravissimo, la cosa fu un successo. È stato lui a propormi di scrivere un libro e promuoverlo in modo analogo al suo. Ci ho riflettuto un po’, per poi prendere questa decisione e parlarne con Edizioni Underground?, con cui avevo già collaborato per il libro Rabbia: maneggiare con cura. Edizioni Underground? è infatti interessata a fare una collana di libri e scritti comici. In Non sono femminista, ma… troverete alcune parti esclusive (i racconti ed il testo finale) ed altri testi già scritti e/o presentati al pubblico.

Ora sono coinvolta in una relazione affettiva molto seria e mi ritrovo dunque a pensare a maternità e ruolo della donna sia all’interno della coppia che della società. Nel libro ho solo parlato di pensieri e riflessioni che ho in questa fase della mia vita. Anche se il mio compagno ha due figli, quindi per un po’ sono a posto.

Rabbia: maneggiare con cura è stato il primo libro a cui Clara Campi ha collaborato, quindi la prima forma scritta pubblicata. In realtà, Clara scrive da sempre i testi dei suoi spettacoli. La collaborazione con Edizioni Underground? per Rabbia: maneggiare con cura è stata dunque l’occasione per scrivere testi che poi sarebbero stati letti da altri. Successivamente è nata la collaborazione con una rivista di gossip.

Creatività e stasi: lavorare in questo periodo

Visto il periodo storico attuale abbiamo chiesto a Clara come questa quarantena abbia influenzato e stia influendo sul suo lavoro. Oltre all’aspetto economico, che riguarda chiunque lavori nel settore degli spettacoli in genere, Clara ci racconta il suo punto di vista personale: 

Questo isolamento è per me molto duro. Sebbene sia vero che posso approfittare del tempo disponibile per scrivere, dall’altra non posso esibirmi (sono ferma dal 23 febbraio): dunque che scrivo a fare? Tutto ciò tira giù il morale, e scrivere diventa più difficile. Ne risente anche l’ispirazione artistica: niente esperienza, niente ispirazione lavorativa.

Per ora si sta organizzando con i social network, realizzando delle dirette e dei video da postare. 

Se ci fate caso, però, sono tutti monotematici: parlano tutti di coronavirus! Il problema è proprio questo: si diventa monotematici, e questo ammazza la creatività: si possono fare cose a tema CoVid-19, ma dopo un po’ la gente si annoia. Le dirette poi sono sfuggite dal controllo umano: ricevo continuamente notifiche di dirette! Mi rendo conto però che io ho bisogno di fare opposizione: non importa cosa pensi io. Devo fare l’avvocato del diavolo dell’altra parte, trovando un cavillo nel discorso dell’interlocutore.

Ci parla, infatti, con una punta di nostalgia del suo rapporto con il pubblico, da cui ascolta tutto ciò che arriva, sia in positivo, sia in negativo. Non possiamo che concludere questo incontro con Clara Campi con questa sua frase:

Ho bisogno anche di far passare dei messaggi, non solo di far ridere.

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