info@cuoridinchiostro.it

Quest’anno non scendo – Casa Surace

Quest’anno non scendo – Casa Surace

Quest'anno non scendo - Casa Surace

Oggi parliamo di un libro scanzonato ma non troppo, solo apparentemente superficiale: Quest’anno non scendo, di Casa Surace. Sì, è un libro allegro, felice, ironico e autoironico, ma non per questo non riuscirà a strappare qualche sorriso amaro o non vi farà riconoscere in qualche situazione a voi familiare.

Cos’è Casa Surace?

Casa Surace è una factory e casa di produzione nata del 2015 da un gruppo di amici e coinquilini. Ma soprattutto una famiglia allargata da 2 milioni di fan sul web.

https://www.casasurace.com/chi-siamo/

Ebbene sì, dietro Casa Surace c’è un lavoro non indifferente. Lavoro fatto talmente bene che i loro prodotti hanno tutta l’apparenza (e la sostanza) di cose genuine, vere, schiette. Sì, ok, ma cos’è Casa Surace? Di nuovo, lasciamo a loro stessi la parola.

Le radici ed i valori del Sud, gli stereotipi da smontare, la vita dei piccoli paesi, i comportamenti, il rapporto tra studenti fuorisede, gli usi e i costumi culinari e non, vengono mixati e rielaborati in sketch e video ironici che hanno dato vita ad una vera e propria social community online. Si tratti di ricette tutorial, esperimenti sociali o sketch comedy poco importa, l’importante è fare gruppo.

https://www.casasurace.com/chi-siamo/

Insomma, se non vi è ancora chiaro: Casa Surace ha un canale Youtube (clicca qui) in cui troverete i loro video. Quali sono i temi? L’emigrazione dal sud verso il nord, lo studio fuori sede, “i pacchi da giù“, i viaggi “da su a giù e viceversa”, le nonne “del sud” (che poi, diciamolo, le nonne si somigliano tutte!), la vita coi coinquilini… insomma, tematiche che chiunque, oggigiorno, conosce e vive sulla propria pelle.

Quest’anno non scendo di Casa Surace: l’inizio della “tragedia”

Ma torniamo a ciò che più ci interessa: il libro Quest’anno non scendo di Casa Surace. Il protagonista è Antonio Capaccio, un giovane del Sud trapiantato al Nord. Dopo anni da fuorisede, suddivisi tra università, stage e lavori precari, riesce a realizzare un sogno: il tanto agognato posto fisso diventa realtà! Sicuri però che si tratta di un sogno? Nella vita, ogni cosa ha un prezzo. E quello che Antonio deve pagare è altissimo: deve restare a Milano durante le feste natalizie. Non solo: come dirlo alla famiglia? C’è un modo giusto per avvisarla? Quando? Noi di Cuori d’inchiostro non vogliamo svelarvi nulla, ma la chiamata di Antonio alla famiglia avrà effetti esilaranti e, allo stesso tempo, devastanti.

Vi ritroverete a ridere e ad essere in ansia e preoccupati per i personaggi, tra cui la mamma Antonietta. Chiunque di voi lettori vive “lontano da casa” parteciperà al dolore della povera donna, e all’ansia di Antonio che non riceve notizie da parte della famiglia per qualche giorno. Perché? Beh, perché quest’ultima non vuole farlo preoccupare, no? L’assenza o il semplice calo di chiamate da casa è però indice di “qualcosa che non va”: ed ecco che Antonio si preoccupa eccome!

Perché si arriva al viaggio di mille chilometri?

Disperato, Rocco Capaccio, al capezzale della moglie, si gioca tutte le promesse possibili ed immaginabili che un uomo sano di mente non farebbe mai, purché lei si riprenda. Rocco arriva infatti a giurare di portarla fino a Milano per trascorrere il Natale insieme al figlio. E indovinate un po’? Antonietta si riprende proprio in quel momento! Inizia così, a bordo di uno scassatissimo furgone Volkswagen anni Settanta, il viaggio verso Nord della famiglia Capaccio: genitori, nonni, fratello, zia, cugini e amici al seguito.

A proposito degli amici: l’amico che viaggia con loro è Richi! Il coinquilino milanese di Pasqui, fratello di Antonio! Che ci fa con loro? Beh, era appena sceso per trascorrere qualche giorno con la famiglia Capaccio. Ovviamente Pasqui se ne era totalmente dimenticato: lo va a prendere in stazione nel bel mezzo del trambusto generato dalla chiamata di Antonio, e appena Antonietta si riprende Richi parte con loro. Il viaggio assume sempre più le caratteristiche di un viaggio della speranza. Qualcuno affronta quei mille chilometri di asfalto con il desiderio di fuggire per sempre dal paese, qualcun altro con quello di sfondare nella musica, altri invece con quello di ritrovare un amore perduto.

La famiglia Capaccio in viaggio

Inizia così questo viaggio che sembra interminabile, alla scoperta dell’Italia intera, accompagnato da vicende, risate, drammi, litigi, scoperte, gioie e dolori. Ogni membro della famiglia diventerà quasi un membro della vostra, di famiglia. Ve ne affezionerete come non mai. E patirete le pene dell’inferno quando il nonno scompare, sembra nel nulla. Non vogliamo svelarvi nulla, ma la risoluzione del mistero a noi ha fatto provare tenerezza e gioia, facendoci sorridere dolcemente!

Quest’anno non scendo di Casa Surace: tra risate e riflessioni

Quest’anno non scendo di Casa Surace è un libro apparentemente senza grandi pretese. Si fa amare, certo: lo stile è scorrevole, vi permetterà di trascorrere ore con Pasqui, Rosa, Rocco, Richi… Vi ritroverete tra amici e famiglia. Quest’anno non scendo di Casa Surace però non è solo intrattenimento puro fine a sé stesso. Questo testo ricorda ad ognuno di noi com’è “essere dall’altra parte“. Se siete studenti fuori sede e vi lamentate che i vostri genitori vi chiamano di continuo, immedesimatevi per un attimo nei loro panni. Pensate a quanto possano sentire la vostra mancanza e preoccuparsi per voi. Siamo sicuri che vostra madre non esiti un secondo per decidere di viaggiare per mille chilometri solo per venirvi a trovare. E la cosa assurda è che riuscirà a convincere anche vostro padre, che ovviamente guiderà!

E la nonna, che nei momenti importanti della vostra famiglia ha sempre preparato da mangiare per tutti? Probabilmente ne avrete almeno una che somiglierà alla nonna di Pasqui e Antonio. Per non parlare del nonno Andrea, quasi apatico e sempre addormentato, fino a quando non entra in contatto con un altro nonno, veneto, con cui fa immediatamente amicizia. Come fanno, però, a capirsi, dato che ognuno dei due parla il proprio dialetto? Questo mistero rimarrà tale, ma tra i due nascerà un legame innocente e al contempo profondo, originato dalla comprensione che ognuno ha dell’altro.

Insomma, Quest’anno non scendo di Casa Surace è uno di quei libri che speriamo vogliate leggere, perché vi farà sorridere e riscoprire alcune gioie della vita.

Se ti è piaciuto questo articolo, condividi:

 

2 risposte

  1. Giuseppe De Palma ha detto:

    Complimenti, bella recensione, se non lo avessi già letto mi verrebbe voglia di leggerlo.
    Forse avrei speso anche una parola su un altro piccolo aspetto di questo libro, l’invito a superare i luoghi comuni che creano invisibili ma profonde barrierre tra nord e sud, fatti di stereotipi che in realtà nonestsitono!
    “Avevano sottovalutato il Veneto, l’avevano sottovalutato eccome. Avevano sottovalutato il calore, l’ospitalità, la voglia di festeggiare insieme.” Buona giornata.

    • elanor ha detto:

      Ciao Giuseppe!

      Sì, hai ragione. Volevamo lasciare qualche sorpresa all’eventuale futuro lettore, in modo tale da farlo sorprendere per qualcosa non anticipato da noi. Quello da te sottolineato è un passaggio forse cardine del libro. Grazie per averlo citato! La citazione è una delle frasi più tenere del libro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *